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L’intelligenza artificiale come alleata

Un’esperienza del liceo G.B. Grassi pubblicata su IEEE Signal Processing Magazine

Un’esperienza didattica nata nelle aule del Liceo Scientifico G.B. Grassi di Latina è oggi oggetto di una pubblicazione scientifica internazionale. L’articolo Beyond Answers: How LLMs Can Pursue Strategic Thinking in Education, firmato da Eleonora Grassucci, Gualtiero Grassucci, Aurelio Uncini e Danilo Comminiello, è stato pubblicato su IEEE Signal Processing Magazine, una delle riviste di riferimento nel campo dell’ingegneria e delle tecnologie dell’informazione (vedi anche ChatGPT come collaboratore).

Il lavoro prende avvio da una sperimentazione didattica concreta, realizzata a scuola, che ha esplorato l’uso dei modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models, come ChatGPT) non come strumenti per “dare risposte”, ma come tutor pazienti e partner di ragionamento per studenti e studentesse.

Dall’aula alla ricerca scientifica

L’idea di fondo è semplice, ma tutt’altro che banale: l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento educativo efficace solo se viene usata per guidare i processi di pensiero, non per sostituirli. Nel lavoro pubblicato su IEEE, i modelli linguistici vengono descritti in un duplice ruolo:

  • Tutor, capaci di accompagnare lo studente passo dopo passo, adattando spiegazioni, linguaggio e ritmo alle esigenze individuali;
  • Collaboratori, in grado di aiutare ad affrontare problemi complessi, nuovi o “fuori programma”, costruendo insieme allo studente strategie risolutive.

È proprio questo approccio che è stato sperimentato al Liceo G.B. Grassi, in particolare all’interno di laboratori di matematica e fisica legati a problemi reali e di frontiera (come lo studio delle onde gravitazionali o la modellizzazione di fenomeni complessi), dove l’AI è stata utilizzata come supporto al ragionamento, alla progettazione e all’autonomia, non come scorciatoia.

Una sperimentazione che ha messo radici

Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza – e uno dei messaggi centrali dell’articolo – è che questa sperimentazione non è rimasta un episodio isolato. Nel tempo, il modello di laboratorio è stato:

  • esteso ad altre classi;
  • adattato a contesti e livelli diversi;
  • condiviso con altre docenti e altri docenti, diventando base per momenti di formazione e confronto sull’uso consapevole dell’intelligenza artificiale nella didattica.

In altre parole, il laboratorio ha avuto senso perché ha generato nuove pratiche, nuove domande e nuove sperimentazioni, facendo tesoro delle esperienze già vissute e degli errori commessi. È esattamente questo il punto sottolineato nell’articolo: l’innovazione didattica non sta nello strumento in sé, ma nella costruzione di una comunità educativa che sperimenta, riflette e migliora.

Non risposte automatiche, ma pensiero strategico

Il contributo pubblicato su IEEE insiste su un aspetto cruciale: l’uso dell’AI a scuola richiede una vera e propria educazione all’uso dell’AI. Studenti e insegnanti devono imparare a dialogare con questi strumenti in modo critico, ponendo domande sensate, chiedendo spiegazioni, verificando risultati, riconoscendo errori.

In questo senso, l’esperienza del Liceo G.B. Grassi mostra come l’intelligenza artificiale possa diventare un potente alleato per:

  • rendere la didattica più inclusiva e personalizzata;
  • rafforzare l’autonomia degli studenti;
  • valorizzare il ruolo del docente come regista del processo educativo, non come semplice erogatore di contenuti.

La pubblicazione su IEEE Signal Processing Magazine rappresenta quindi non solo un riconoscimento scientifico, ma anche la conferma che la scuola può essere un luogo di ricerca educativa autentica, capace di dialogare con il mondo accademico e di contribuire in modo originale al dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’istruzione.

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